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29/04/2007 E’ già allarme siccità
 
E’ già allarme siccità
E’ il Po, autentico termometro dell’intero bacino padano-veneto, a testimoniare la gravità della situazione.
28-04-2007 - Fonte: Il Velino
 
A due mesi dall’inizio dell’estate, è già allarme siccità

L’inverno mite e privo di piogge, una primavera con temperature tipiche dei mesi più caldi, la stagione irrigua e l’intera estate ancora davanti hanno già fatto scattare l’allarme rosso.

A tal punto che il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha annunciato che chiederà che il Consiglio dei ministri proclami immediatamente lo stato di crisi per l’emergenza idrica. Un’emergenza che, scattata quest’anno con almeno due mesi d’anticipo rispetto agli anni scorsi, rischia di diventare la più grave di sempre. E, proprio come era accaduto nel recente passato, è il Po, autentico termometro dell’intero bacino padano-veneto, a testimoniare la gravità della situazione. Già da alcune settimane il Grande Fiume annaspa, all’idrometro di Cremona, attorno ai 7 metri sotto lo 0 idrometrico.

Questi giorni, sempre presso l’idrometro cremonese, il Po si trova a -7.11. Un valore assolutamente anomalo rispetto alla stagione (lo scorso anno, caratterizzato anch’esso da una grave emergenza idrica, ndr) si trovava, in questo periodo, un metro e mezzo più in alto. Un valore che suona come un campanello d’allarme se si pensa che il recorso storico di magra, raggiunto alla fine di luglio del 2006, era stato di 7 metri e 91 centimetri sotto lo 0 idrometrico.

Ma se il Po si trova in pessime condizioni già nel cremonese, dove il fiume cessa di essere navigabile, la situazione non è diversa alla foce, dove lo scorso anno il mare, a causa del basso livello dell’acqua, entrò per chilometri nel delta divorandosi le specie vegetali e penetrando persino nelle falde. Oggi, presso l’idrometro di Pontelagoscuro, che viene preso a riferimento, il Po fa segnare 6 metri e 35 centimetri sotto lo 0 idrometrico. Anche in questo caso siamo già molto vicini ai valori della scorsa estate. Con l’aggravante, appunto, che ci troviamo solo in primavera.

Il Po, in questi giorni, fanno sapere dall’Aipo (Agenzia Interregionale per il Po, ndr), ha una portata media di 400 metri cubi al secondo, “assolutamente anomala per la stagione. Il problema è che sono mancate le piogge della primavera. Che la temperatura è molto alta. E che ci troviamo ancora tutta l’estate davanti. L’unico elemento positivo è rappresentato dalle abbondanti nevicate delle settimane scorse. Che dovrebbero rappresentare una riserva preziosa quando entreremo nella stagione più calda”. Proprio in queste ore, presso la Regione Lombardia, è in corso una riunione dell’Assessorato alle Reti e Servizi di pubblica utilità e Sviluppo sostenibile convocata per fare il punto della situazione in vista dell’inizio della stagione irrigua. Mentre entro la prima decade di maggio è prevista la convocazione della Cabina di regia, istituita proprio per fronteggiare l’ennesima emergenza idrica.

Il quadro complessivo, comunque, appare già molto pesante: perchè anche quest’anno si andrà ad affrontare uno scenario ormai ricorrente senza che, nel frattempo, sia stato non solo realizzato, ma nemmeno avviato alcuno di quegli interventi strutturali che, anche lo scorso anno, venivano considerati come necessari: la costruzione di bacini per invasare l’acqua piovana nel nord Italia, soprattutto in Lombardia, e l’intervento più importante, quello relativo alla regimazione del Po nel tratto tra Cremona e Mantova che permetterebbe al più importante fiume Italiano di fornire un’enorme riserva d’acqua quando ce n’è più bisogno, soprattutto per l’agricoltura.

In questi giorni i grandi bacini idroelettrici alpini hanno iniziato ad invasare acqua in vista dell’estate. Un’attività che proseguirà sino alla fine di maggio. Allo stesso modo anche i regolatori dei grandi laghi prealpiuni stanno cercando di trattenere quanta più acqua possibile per poter contare su una riservca d’acqua adeguata d’estate. E lo stesso stanno facendo i gestori dei consorzi di irrigazione che hanno ridotto i deflussi al minimo nel disperato tentativo di non sprecare nemmeno una goccia d’acqua.

Basterà? Difficile dirlo: quanto accaduto negli ultimi anni, caratterizzati da emergenze idriche di varia intensità, black out elettrici, bacini alpini e laghi a secco, fiumi ridotti a torrenti e danni all’agricoltura per centinaia di milioni di euro, non fa ben sperare nemmeno per quest’anno. Solo se le condizioni meteo cambiassero radicalmente, portando piogge abbondanti e prolungate nel tempo, il quadro complessivo potrebbe, almeno in parte, migliorare.

Il guaio è che gli esperti, in queste settimane, non hanno previsto nulla di simile. Anzi, i meteorologi inglesi, poco tempo fa, hanno affermato che la prossima rischia di essere l’estate più calda degli ultimi due secoli. Attualmente, la situazione è già da allarme rosso: tutti i più importanti fiumi del nord sono in crisi, attestandosi su valori tipici dell’estate. In assenza di riposte strutturali, tutto quello che si può fare si riduce a qualche pannicello caldo. Ma il malato è molto grave.

In tutti i Paesi i problemi della siccità e dei cambiamenti climatici si stanno affacciando con sempre maggiore evidenza. L’Italia non fa eccezione. Intanto Coldiretti, Confagricoltura e Cia, in vista dell’ennesima estate da girone dantesco, hanno già fatto presente che, quando la stagione irrigua inizierà, i campi avranno bisogno d’acqua. E la legge Galli dovrà garantire alle colture tutta l’acqua necessaria. Insomma, anche quest’anno la richiesta d’acqua sarà enorme. Per produrre energia, per irrigare i campi, per consentire ai laghi di affrontare la stagione turistica, per l’uso domestico e per l’industria. La domanda è: ce ne sarà per tutti?

Fonte:www.ilvelino.it

 

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