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04/11/2007 Gruppo di Acquisto Solidale
 
Gruppo di Acquisto Solidale

I Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) sono oggi una realtà con cui anche il meridione sta facendo i conti.

 In una delle reti principali del consumo critico fervono le iniziative e le discussioni. Come quella sulla possibilità di collaborare con i “nemici storici” della grande distribuzione per il bene della Locride

(di Roberta Ferruti)

Un tavolo comune con Coop e Conad, per studiare iniziative che garantiscano lavoro e dignità a una terra martoriata, la Locride». E’ un invito choc quello che Enrico Messola, presidente di una cooperativa sociale attiva a livello nazionale (la Oltrelab di Modena), ha rivolto al convegno dei Gas italiani riunito a Marina di Massa il 2 e 3 giugno.

Cosa c’entrano con la grande distribuzione i Gruppi di acquisto solidale? L’unico rapporto possibile sembrerebbe di antitesi. Queste piccole collettività di consumatori critici sono nate infatti (la prima in Italia, nel 1994 a Fidenza) per acquistare insieme all’ingrosso i prodotti alimentari e quelli di uso comune, per poi redistribuirseli. E hanno sempre privilegiato il rapporto con i piccoli produttori, del territorio o del Sud del mondo, a partire da un’attitudine profondamente anticonsumistica, da una grande attenzione per l’ambiente e la dignità del lavoro, da una forte spinta a correggere le iniquità del modello di sviluppo imperante (di qui il legame con Bilanci di giustizia, la campagna di monitoraggio dei consumi singoli per cambiare l’economia dal basso, lanciata nel ’93 dai Beati costruttori di pace). Ma le cose forse non sono così semplici.

Partiti come iniziativa “alternativa” nel nord Italia soffocato dalla massiccia industrializzazione, i gruppi di acquisto solidale sono oggi una realtà con cui anche il meridione sta facendo i conti. Lì la storia è ben altra e i cittadini che si organizzano trovano nei produttori che si oppongono alle regole dettate dalla mafia locale i principali interlocutori. E a gran voce rivendicano il diritto di essere sostenuti nella loro lotta contro l’ingiustizia sociale. La proposta di convincere i gruppi di acquisto a uscire dalla loro radicale posizione di rifiuto della grande distribuzione organizzata per sostenere acquisti solidali made in Italy anche se distribuiti nelle catene di supermercati che hanno dato segnali di disponibilità nasce in questo nuovo contesto.

«In tutta la Locride non ci sono più di 130mila abitanti di cui ben 1000 hanno trovato impiego nel nostro consorzio delle cooperative sociali», incalza il presidente di Oltrelab, «un consumatore solidale deve misurarsi con un fatto come questo». La valle del Bonamico si è trasformata nel secondo produttore europeo di piccoli frutti, meravigliosi mirtilli e frutti di bosco coltivati, in una terra che fino a ieri sembrava arida e senza speranza, da giovani disoccupati e carcerati in semilibertà.
«Alternative concrete per questi mille lavoratori della Locride non ce ne sono e i Gas da soli non possono garantire l’acquisto di tutta la merce che produciamo», avverte ancora Enrico Messola.

Il dilemma non è di facile soluzione. I duri e puri oppongono resistenza: i Gas sono sì solidali ma storicamente convinti dell’assoluta negatività della grande distribuzione. A Marina di Massa il dibattito è stato rovente (e stimolante) e la conclusione ha rimandato a un incontro che certamente si farà con i Gas che vorranno farne parte e che valuteranno tutte le condizioni proposte dalle cooperative sociali del meridione. Intanto il numero dei Gas continua ad aumentare, raddoppiando ogni due anni, al punto che oggi alcuni gruppi storici si stanno unendo in reti. Sette sono quelle registrate sul sito www.retegas.org e altre si stanno formando.

Al convegno di Cesena del 2006 i gruppi erano meno di 200, ora hanno raggiunto i 342. Al sud si espandono a macchia d’olio (a Marina di Massa erano tanti i gasisti meridionali che si affacciavano per la prima volta all’assise nazionale) di pari passo alla conversione di alcuni produttori dal convenzionale al biologico. Iniziative sostenute da associazioni culturali e politicamente impegnate contro la mafia che trovano le più diverse forme di aggregazione e non potevano non incrociare i Gas, che per definizione si autogestiscono, autoregolano e mirano alla responsabilizzazione di ogni singolo membro del gruppo.

«Grazie alla loro natura e storia i Gas possono essere un ponte utile e indispensabile per far rinascere un po’ di fiducia e coraggio nella gente del sud», dice Mimmo del costituendo gruppo di acquisto di Cosenza. «Se al nord sono più organizzati e strutturati, con un’esperienza ormai decennale», continua Mimmo, «noi qui viviamo in stretto contatto con i piccoli produttori e ne conosciamo tutte le difficoltà. Un Gas senza la loro collaborazione non nasce». Fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile ipotizzare un tavolo di trattativa tra Gas Coop e Conad, ma le sorprese che questo fenomeno sociale ci sta riservando non sono finite.

Se in Calabria avanza la possibilità di cominciare a parlare con la grande distribuzione organizzata, in Toscana, e più precisamente ad Altopascio, si lavora alacremente per realizzare un progetto di moneta locale. Fantascienza? Macché! La proposta ha già un nome che è tutto un programma: tau.
Deriva dall’antico ordine di cavalieri che intorno all’anno Mille proteggeva dai briganti i pellegrini di passaggio lungo la Via Francigena. Così, come allora, il nuovo tau proteggerà l’economia locale dalle grandi speculazioni, servirà a salvaguardare i piccoli produttori e artigiani locali e favorirà lo scambio e la collaborazione tra le persone del posto. «Consegnando il tau direttamente ai nuclei familiari si dà un forte incentivo alla migrazione di clientela dalla grande distribuzione verso il circuito tau.

Chi abitualmente rivolge i suoi acquisti verso l’esterno ha un motivo reale anche solo di provare il circuito...» si legge nella proposta elaborata dai Gas del territorio che, è bene ricordarlo, ha già ottenuto il patrocinio del Comune di Altopascio. Non solo, già si parla di un collegamento tra le varie realtà di monete locali che nasceranno. «Nella grande distribuzione solo alcuni articoli a rotazione, studiati ad hoc, sono in offerta. Il tau è una promozione permanente su tutta la gamma dei prodotti del circuito», insistono i promotori.

Mentre oltre il confine dell’ostello Turimar di Marina di Massa tutto il mondo arranca dietro un modello di sviluppo che ormai non convince più nessuno, nella piccola assise dei Gas è tutto un turbinio di idee e proposte tutte rigorosamente solidali, non violente, non competitive e naturalmente rispettose dell’ambiente: i 342 Gas fino ad oggi censiti hanno capito che “l’unione fa la forza” e che un “altro mondo è possibile”, basta solo darsi da fare. Non più solo frutta e verdura quindi, comprate a cassette dai contadini e pazientemente suddivise tra i membri del gruppo:
ora i Gas si propongono di ricercare qualità a trecentosessanta gradi, andando a toccare tutti i tasselli nevralgici dell’economia, non solo domestica. Dove la borsa della spesa incide maggiormente i Gas si muovono, organizzano e promuovono iniziative: dalla telefonia, con il progetto "Cambiabanda” - messo in piedi con l’operatore non profit Livecom sulla base di un patto di fiducia: acquisto di quote della cooperativa in cambio di acquisto collettivo dei servizi - alla produzione di felpe, le felpe delle tre “e” (eque, ecologiche e etiche) di cui i Gas controllano addirittura l’intera filiera di confezione e distribuzione.

Diverso il prodotto, simile la radicalità dell’opzione: la “retina della Brianza”, un’associazione informale di 22 Gas, ha appena presentato l’iniziativa “Spigha & Madia”. I gruppi di acquisto si garantiscono la fornitura quotidiana di pane biologico attraverso un progetto di autoproduzione. Dall’individuazione dei terreni, alla scelta dei semi e del mulino, dalle tecniche di produzione ai criteri di vendita e distribuzione, tutto si svolge nel raggio di 50 km e il prezzo trasparente garantisce il consumatore. Coinvolgendo, è inutile dirlo, lavoratori svantaggiati e incentivando l’economia locale.

Ultima frontiera, l’elettricità: positivo l’abboccamento con una società, La 220 srl, disponibile ad accogliere richieste e suggerimenti, garantendo di poter fornire esclusivamente energia verde certificata. Il progetto prevede la nascita di Gasenergia, un’associazione di Gas che tratterà direttamente con il fornitore e garantirà la veridicità degli accordi anche e soprattutto in vista della imminente liberalizzazione del mercato.
Ed è solo l’inizio: il mondo dei Gas promette tante altre novità per il prossimo futuro.

Roberta Ferruti

Fonte:www.retegas.org

 
 
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